Samsara

12,00


Autore:
Franco Gervasio
Pubblicazione:
01/2021
Formato: Libro
Dimensioni:
 11,5×17,2
Numero pagine: 112

COD: 9788869021169 Categoria:

Descrizione

Alla sua attività di regista teatrale e di opera lirica Franco Gervasio accosta quella di artista visivo e quella di poeta. Pratiche artistiche che in Gervasio si conciliano tra loro, si inseguono, si fanno la corte. Il connubio esiste e stimola rimandi reciproci, analogie stimolanti.
Le sue foto hanno una qualità poetica, suggeriscono metrica e perfino rime e assonanze.
Le sue poesie si accendono di luci fulminee, inquadrano dettagli sorprendenti, svelano particolari della realtà e poi li ingrandiscono.
Alla maniera degli artisti dell’Ottocento, Gervasio pittore trae ispirazione dal paesaggio che esplora en plein air come gli impressionisti ma invece di tela tavolozza cavalletto il suo strumento di lavoro è meno ingombrante: una macchina fotografica digitale per catturare le luci notturne della città o della natura.
Ci sono rivoluzioni soffici che avvengono quasi inavvertite, neppure troppo dissimili da un pranzo di gala, una festa letteraria, un disegno o un ricamo, come ironizzava Mao Tse-tung. Così è stato il passaggio dall’analogico al digitale, che ha convertito Gervasio alla nuova tecnologia.
Le sue foto sono un invito ad esercitare forme di percezione, a scoprire aspetti inediti della quotidianità, a individuare una realtà che fissa in un’immagine gli effetti del tempo e del movimento, che scioglie e celebra tutto in emblemi di luce.
Anche le sue poesie hanno qualcosa di digitale. Si ispirano a realtà e verità ma il verso le manipola e le arricchisce di sorprese e di intuizioni sottili.
Per esempio:
Rami secchi / d’un tronco / graffiano / la nebbia / in questo cielo / di tiepido inverno.
Oppure:
Pellicce scadenti / hanno lasciato dei peli / sul mio paltò. / Mischiati tra loro / castoro e marmotta / li trovo dopo Natale. / A ricordo degli abbracci / di gente / che non vedo mai.
Un artista come Franco Gervasio che ama tuffarsi e nuotare tra teatro, arti visive e poesia certo non può dispiacersi di frequentare anche la sinestesia, fenomeno sensoriale che indica una contaminazione dei sensi nella percezione.
Non solo la vista e l’udito sono i sensi privilegiati per fare e godere arte. Non è giusto che nelle valutazioni estetiche prevalga una sorta di razzismo: tatto gusto olfatto trattati come figli di un dio minore, sensi considerati parenti futili e sospetti d’immoralità perché si baloccano con piaceri edonistici.
Ma non dimentichiamo che lo stipendio di Mozart alla corte del principe di Salisburgo era più basso di quello del pasticcere.
Forse per qualche senso di colpa i pasticceri hanno poi cercato di rimediare, a modo loro, dedicando all’autore del “Flauto magico” i Mozartkugeln, le “palle di Mozart: palline a base di pistacchio marzapane cioccolato.
E se, per restare nell’ambito del gusto, Rossini invece di comporre “La Petite Messe Solennelle” o “Il Barbiere di Siviglia” si fosse limitato a creare la ricetta dei tournedos portano il suo nome avrebbe egualmente avuto accesso all’immortalità artistica?
E il caffè? Wittgenstein ha scritto: “Poiché l’estetica è una scienza che ci dice cosa è bello, dovrebbe includere anche quale tipo di caffè ha un buon sapore”.
E hanno un buon sapore, trasmettono un buon odore, li immaginiamo piacevoli al tatto anche i versi di Gervasio, un’istantanea di poesia che può fotografare e ricordare al regista anche il teatro.
Gli attori del teatro / dopo la recita / vanno al ristorante. / Mangiano ridono e parlano / di tutto. / La prosa / diventa un verso / al pesto, allo scoglio / o al ragù.

Le sue poesie – ma così anche le foto – sono dunque un invito a sperimentare altre forme di percezione, a far rimare tra loro aspetti inediti della quotidianità, ad amare pensieri leggeri, flussi luminosi.
La poesia ha poi la vocazione di essere testimonianza a futura memoria del proprio tempo.
Procediamo con lo sguardo rivolto all’indietro, come l’Angelus Novus dipinto da Paul Klee che ha ispirato Walter Benjamin.
Chiediamoci quale effetto faranno i versi di Franco Gervasio tra cento o duecento cinquecento anni. Saranno testimonianza di sensibilità e di abilità artigianale.
Una passione e una competenza ancora analogica in epoca digitale.

Pietro Favari

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